Nel mese di settembre Figoli ha
però saputo incarnare lo spirito che aveva fatto volare la Triestina fino ai
primissimi posti della classifica, uno spirito sudamericano appunto. Penso sia
opportuno rimandare ogni vero giudizio definitivo, dandoci e dandogli un po’ di
tempo per adeguarsi al calcio di queste latitudini. Il suo ingresso in campo
contro il Sorrento, durante la Coppa Italia mi aveva fatto pensare ad uno
scambio di persona; come se nessuno si fosse accorto che era sbarcato a Trieste
un giocatore diverso rispetto a quello visionato. Era lento, goffo, casinista,
come se fosse la prima volta che si trovasse in mezzo a tutta quella gente con
una maglia diversa dalla sua che sembrava avesse l’obiettivo di togliergli il
pallone, ogni qual volta, per caso, arrivava tra i suoi piedi.
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Fonte: fotooktrieste.com
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Mi ricordo lo scambio di SMS con un mio amico, anche lui presente in mezzo ad altre poche anime che non hanno saputo resistere alla tentazione di andare a vedere quel big match estivo dall’irrinunciabile fascino.
Due sono state le nostre riflessioni immediate: la prima era sulla tenera spaesatezza di questo ragazzo che sembrava veramente capitato lì per caso; la seconda è stata un po’ più censurabile e metteva in evidenza il fatto che la gloriosa casacchina numero 10 della nostra amata Unione era finita sulle spalle di uno che sicuramente poteva avere tante doti ma proprio non quelle di un numero dieci.
Poi però qualcosa è leggermente cambiato.
Figoli ha iniziato a prendere le misure al campionato ed alla squadra, ha iniziato a capire quello che gli si chiedeva, assumendosi anche una grande responsabilità, realizzando il rigore dell’importantissima vittoria a Salerno.
Rimane però la sensazione che abbia bisogno di qualche tempo per calarsi perfettamente nella realtà di un campionato che sembra essere ancora troppo tattico e troppo veloce per le sue caratteristiche. Probabilmente gioca in un ruolo che non è il suo; io personalmente lo vedrei meglio da trequartista dietro a due punte, con la possibilità di girare un po’ più liberamente per il campo, senza l’assillo di dover cercare il gol, come adesso,
sovente con le spalle alla porta avversaria. Sicuramente non gli ha giovato dover giocare con accanto prime punte che non lo sono di fatto. Della Rocca è una grande seconda punta, Eliakwu è qualcosa di indefinibile ma sicuramente non una prima punta vera e propria, mentre l’unico vero centravanti, Ardemagni, non ha la sufficiente esperienza per potersi preoccupare anche di aiutare un compagno di squadra venuto da lontano.
L’elemento che forse più mi preoccupa è che, nonostante non abbia un fisico possente, non sembra avere nemmeno quella rapidità tipica dei brevilinei. In alcune movenze mi ricorda Gubellini ma purtroppo la velocità di Figoli è quella che Gubellini raggiungeva comodamente nelle immagini al rallentatore.
Speriamo che riesca a smentirmi e che dimostri di non essere arrivato a Trieste solo per la moda dei sudamericani e solo per un temperamento da leone.
Anche perché ha scelto di indossare la maglietta numero dieci della nostra Unione e non ci possiamo accontentare solamente di generosità e caparbietà. Per questo abbiamo già Lima e onestamente basterebbe e avanzerebbe pure, con la differenza che Lima almeno ha scelto un molto più anonimo numero 66.
Il dieci deve dare qualcosa di diverso, qualcosa di determinante, qualcosa che ti fa fare la fila ai botteghini, qualcosa che ti riscalda nei freddi pomeriggi invernali…
Figoli, facci vedere quello che sai fare!

L'uruguayano Figoli all'esordio in campionato al Rocco con l'Avellino
Fonte: triestinacalcio.it |